mercoledì 24 novembre 2010

Scorie nucleari: il pericolo bussa anche a casa nostra

L’homo technologicus alla guida di un auto senza freni: un paradosso che come tale insiste sul nucleare come fattore di sviluppo, benché problematico.
E invece il futuro può ben vivere di altro, di processi controllabili basati sul diritto alla salute e sul vero progresso.
Prima se ne prende coscienza e meglio è, perché le cosiddette “scorie”, ovvero i rifiuti che originano dal ciclo produttivo dell’energia nucleare, resteranno sempre un problema insoluto: prodotte secondo un iter complesso che va dalle miniere di uranio ai centri di arricchimento, dalle centrali elettro-nucleari agli impianti militari, le scorie portano sempre allo stesso drammatico interrogativo: dove piazzarle? 52 sarebbero le risposte possibili, almeno secondo quanto pubblicato in un articolo del “Sole 24 Ore” dello scorso 22 Settembre.
Scritta in quelle pagine, infatti, la notizia di 52 aree ritenute idonee allo stoccaggio delle scorie radioattive, siti che sono stati individuati dalla Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari), controllata  al 100% dal Ministero dell’Economia. La lista di bacini redatta da questa società, e presentata di recente al Governo, accoglie anche un’area compresa nella provincia di Ancona: per quanto riguarda la precisa definizione del sito, però, ad oggi non è possibile indicarne con chiarezza i confini, benché si sappia che la zona destinata a valutazione si trova tra i comuni di Jesi, Osimo e Filottrano. Le ipotesi più accreditate in ordine alla ubicazione dell’impianto di stoccaggio (che prevede un impegno di suolo pari a circa 300 ettari) sono due: una indica la località di Sant’Ignazio di Osimo, mentre l’altra punta il dito sulla località di San Faustino di Cingoli. L’incertezza relativa all’effettivo perimetro del sito la si deve al fatto che la mappatura effettuata è stata sottoposta a segreto, dacché il premier Berlusconi ha chiesto alla Sogin di posticipare la comunicazione sui punti individuati per lo stock delle scorie. Anche in assenza di dati precisi, però, il fatto che le località in ballo siano numerose (non in tutte verrà realizzato il proposito in questione) non ci rassicura affatto, e questa è una preoccupazione che si aggiunge a quella già persistente dovuta ai tanti e gravi problemi ambientali che affliggono le nostre zone. A tal proposito, e in tema di energia, è opportuno ricordare che nella sola Bassa-Media Vallesina si dispiega già una potenza (efficiente) lorda pari all’86% dell’intera produzione elettrica della Regione Marche, e aggiungere il problema dei rifiuti nucleari significherebbe violare un terreno già violato, solcato da elementi e processi impattanti quali, in primo luogo, le centrali Api, il rigassificatore e il percorso di riconversione Sadam. La conclusione non può che essere la stessa di sempre: le scelte sono sostenibili solo se sappiamo dove ci conducono, solo se ne valutiamo a monte il peso (e in molti casi è possibile farlo davvero, non fosse altro che per il gravame già intollerabile di cui si ha cognizione). Ma le fonti rinnovabili, quelle sì, sarebbero un’auto verde, governabile e sicura, tanto per l’ambiente quanto per le nostre economie, produzioni che nel territorio trovano davvero il loro primo motore di sviluppo.

Connett: rifiuti zero si può!!

Un monito lanciato tanto alle comunità quanto alle industrie: essere responsabili conviene sempre, anche e soprattutto nella gestione dei rifiuti. Paul Connett, professore emerito di chimica ambientale presso l’Università St. Lawrence di Canton (New York), chiarisce bene il punto, e lo fa a partire da una domanda cruciale: sono davvero così obbligate le scelte sino ad oggi preferite per lo smaltimento dei rifiuti? Piuttosto, sostiene Connett, dovremmo sforzarci di pensare la questione in termini di energia, e ciò significa favorire le pratiche alternative alla mera distruzione dei rifiuti, ovvero la modulazione produttiva ed il riciclo.
Nessuna vera ipotesi risolutiva, infatti, può passare per un inceneritore! Bruciare 1 tonnellata di rifiuti equivale a generare non più di 5 mln di unità termiche, mentre riciclarla consente un risparmio di circa 17 mln di dette unità. Con ciò, vogliamo ricordare che l’inceneritore è una scelta insostenibile a tutti gli effetti: fortemente lesiva del diritto alla salute (gravissima è la dispersione di diossina implicata), questa falsa soluzione si mostra anche anti-economica, dacché legata ad un principio di redditività completamente fittizio. Eppure, dismettere la pratica degli inceneritori si può, e la strategia “rifiuti zero” teorizzata da Paul Connett lo dimostra con facilità. Basata sul riciclo e sulla pratica della raccolta differenziata, essa risulta vincente proprio sul campo della ri-messa in bonifica dei territori. Lo stesso Connett ci porta esempi di successo, tra i quali l’operato dell’industria Xerox, che pratica il recupero di vecchie fotocopiatrici da ben 16 diversi paesi, con un esito del 95% di riciclaggio (per un risparmio di 76 mln di dollari l’anno!).
Per quanto attiene alla differenziata, Connett ne mette in luce l’importanza anche con riguardo alle possibilità di compostaggio del cosiddetto materiale organico pulito: compostare i rifiuti organici permette infatti di restituire al terreno humus prezioso, evitando al contempo che questo materiale finisca in discarica, destino che, laddove realizzato, renderebbe tali rifiuti irrimediabilmente inquinanti. Punto focale di questo approccio, quindi, è il recupero dei rifiuti riciclabili. Quanto alla componente del pattume cosiddetta residua, opportuna sarebbe la riproduzione del sistema adottato in Nuova Scozia, dove simile frazione viene ulteriormente frazionata in due: una parte, sottratta con precisione ai residui più persistenti (cioè quelli ancora inutilizzabili), accoglie materiale comunque re-impiegabile, mentre l’altra costituisce di conseguenza uno scarto sempre più in diminuendo. E per queste “rimanenze” ostinate ma in via di riduzione, la ricerca attiva di un loro utilizzo locale e sostenibile va considerata quale via effettivamente praticabile.
In Italia il primo riferimento d’obbligo va all’operato del Comune di Capannori, dove il “porta a porta” ha mosso in breve tempo verso risultati eccellenti, con il conseguimento di una percentuale di differenziata dell’83%. Significative, a tal proposito, le parole di Rossano Ercolini, coordinatore dell’osservatorio sui Rifiuti Zero di Capannori, il quale, ricordando lo storico successo maturato dai capannoresi nella battaglia contro l’inceneritore, dice con orgoglio: “eravamo quelli che dicevano sì agli obiettivi di innovazione, anche dal punto di vista della scelta delle migliori pratiche, delle migliori tecniche e delle migliori possibilità alternative”. Annullare i rifiuti è davvero possibile, a patto che si riduca a monte la produzione dei materiali di scarto, contemporaneamente assoggettando a riciclaggio quelli già in circolo. Questa è la vera sostenibilità, un risultato che Connett ed Ercolini vedono raggiungibile nell’annualità 2020, e che passa per tre scelte di valore tanto preziose quanto urgenti: no all’inceneritore, no alla discarica e no alla mercificazione del pattume. In due parole, rifiuti zero.

Il Prof. Paul Connett è docente di chimica alla St. Lawrence University di Canton (New York), in cui ha insegnato per 15 anni. Ha ottenuto la laurea in scienze naturali all’università di Cambridge, ed il Ph.D. in chimica all’università di Dartmouth negli USA.
Negli ultimi 14 anni ha studiato i problemi legati alla gestione dei rifiuti, con un’attenzione particolare per le pratiche alternative all’inceneritore.
Ha partecipato a numerosi congressi internazionali sul tema della diossina, e ha redatto apprezzati documenti poi pubblicati sulle pagine di “Chemosphere”. Ha condotto ben 1500 presentazioni pubbliche in 48 stati degli USA, e anche in altri 40 paesi.



Rossano Ercolini, nato a Capannori (LU) il 7 maggio 1955 e qui residente, ha conseguito il diploma magistrale per poi esercitare la professione di insegnante elementare. E’ stato consigliere comunale al Comune di Capannori per la lista dei Verdi, e attualmente è socio di Legambiente. Entrato in Consiglio Regionale (Regione Toscana) il 21 gennaio 1991 in sostituzione di Claudio Del Lungo, vi è rimasto sino al 19 novembre 1991. Ha inoltre partecipato ai lavori della commissione consiliare Agricoltura, aderendo al gruppo dei Verdi. Proprio a Capannori, il 20 e il 21 novembre prossimi si terrà il 1° Seminario Nazionale per la ricerca sui rifiuti e per la promozione delle buone pratiche di sostenibilità ambientale. All’interno del seminario, la riunione congiunta del Team operativo e del Comitato Scientifico del Centro di Ricerca del Comune di Capannori, coordinata da Rossano Ercolini e dal Prof. Paul Connett.

Raccolta differenziata a Monte San Vito: Come siamo messi? Come funziona?

Per questo motivo abbiamo ritenuto necessario fornire poche righe utili per capire l’importanza e l’utilità di questo attualissimo argomento.
Molti cittadini di Monte San Vito da diversi mesi effettuano presso le proprie abitazioni la raccolta differenziata PORTA A PORTA, ma siamo veramente sicuri che tutti sanno che cos’è e come avviene?
Sentiamo continuamente parlare di necessità di nuove discariche e di fronti di cittadini che si oppongono alla loro realizzazione. La nostra Provincia è stata logisticamente suddivisa in 2 bacini, coordinati da appositi consorzi, che a loro volta si avvalgono di enti gestori per il servizio vero e proprio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Ogni bacino dovrebbe essere autonomo ed indipendente in ogni fase. Il bacino 1, quello in cui rientra il nostro comune, coordinato dal “consorzio CONERO AMBIENTE” e gestito prima dalla CAM S.p.a. ora MARCHE MULTISERVIZI, risulta ancora sprovvisto di discarica. Ecco perché l’importanza che i comuni avviino la raccolta differenziata.

Il nostro comune è stato uno fra i primi ad avviare la raccolta differenziata rispetto agli altri comuni del suo stesso  ambito. Tutto inizia nell’Ottobre 2008, quando per la prima volta, nella frazione “Le Cozze”, viene introdotto il nuovo metodo di raccolta dei rifiuti solidi urbani, che fa scomparire il classico cassonetto stradale, sostituendolo con i tre raccoglitori domestici (bianco-carta, giallo-plastica, grigio-indifferenziato). L’anno successivo questo sistema viene adottato anche nella frazione “Borghetto” 

A partire dal mese di Marzo 2011, finalmente la raccolta differenziata verrà estesa a TUTTO il territorio comunale, interessando così anche il capoluogo e Santa Lucia, mentre per le campagne verrà effettuata con i punti di raccolta di prossimità, ovvero con le isole ecologiche (i cassonetti differenziati ).
La novità interesserà anche Le Cozze e Borghetto (che già hanno a regime il sistema di raccolta differenziata), con la raccolta che verrà effettuata a domicilio anche per la frazione organica (marrone) e il vetro.
I dati forniti mettono in evidenza l’importanza di questo sistema per vari motivi, tra cui innalzare il senso civico ed il rispetto per l’ambiente, prolungare il più possibile la vita delle discariche già esistenti (che può triplicarsi) cercando di evitarne così di nuove, e il contenimento  sulla ECOTASSA (tassa nazionale che viene applicata ai comuni che non raggiungono le soglie di differenziata imposte dalla Legge).
A tal proposito, se entro la fine dell’anno  in corso, la percentuale di differenziata del nostro comune arriverà al 50,01% avremo diritto alla riduzione della ecotassa da 24 euro a 14 euro per tonnellata: ecco perché invitiamo tutti i cittadini ad incentivare questa semplice procedura, che come abbiamo visto non può far altro che portare benefici per il nostro Comune.