Un monito lanciato tanto alle comunità quanto alle industrie: essere responsabili conviene sempre, anche e soprattutto nella gestione dei rifiuti. Paul Connett, professore emerito di chimica ambientale presso l’Università St. Lawrence di Canton (New York), chiarisce bene il punto, e lo fa a partire da una domanda cruciale: sono davvero così obbligate le scelte sino ad oggi preferite per lo smaltimento dei rifiuti? Piuttosto, sostiene Connett, dovremmo sforzarci di pensare la questione in termini di energia, e ciò significa favorire le pratiche alternative alla mera distruzione dei rifiuti, ovvero la modulazione produttiva ed il riciclo. Nessuna vera ipotesi risolutiva, infatti, può passare per un inceneritore! Bruciare 1 tonnellata di rifiuti equivale a generare non più di 5 mln di unità termiche, mentre riciclarla consente un risparmio di circa 17 mln di dette unità. Con ciò, vogliamo ricordare che l’inceneritore è una scelta insostenibile a tutti gli effetti: fortemente lesiva del diritto alla salute (gravissima è la dispersione di diossina implicata), questa falsa soluzione si mostra anche anti-economica, dacché legata ad un principio di redditività completamente fittizio. Eppure, dismettere la pratica degli inceneritori si può, e la strategia “rifiuti zero” teorizzata da Paul Connett lo dimostra con facilità. Basata sul riciclo e sulla pratica della raccolta differenziata, essa risulta vincente proprio sul campo della ri-messa in bonifica dei territori. Lo stesso Connett ci porta esempi di successo, tra i quali l’operato dell’industria Xerox, che pratica il recupero di vecchie fotocopiatrici da ben 16 diversi paesi, con un esito del 95% di riciclaggio (per un risparmio di 76 mln di dollari l’anno!). Per quanto attiene alla differenziata, Connett ne mette in luce l’importanza anche con riguardo alle possibilità di compostaggio del cosiddetto materiale organico pulito: compostare i rifiuti organici permette infatti di restituire al terreno humus prezioso, evitando al contempo che questo materiale finisca in discarica, destino che, laddove realizzato, renderebbe tali rifiuti irrimediabilmente inquinanti. Punto focale di questo approccio, quindi, è il recupero dei rifiuti riciclabili. Quanto alla componente del pattume cosiddetta residua, opportuna sarebbe la riproduzione del sistema adottato in Nuova Scozia, dove simile frazione viene ulteriormente frazionata in due: una parte, sottratta con precisione ai residui più persistenti (cioè quelli ancora inutilizzabili), accoglie materiale comunque re-impiegabile, mentre l’altra costituisce di conseguenza uno scarto sempre più in diminuendo. E per queste “rimanenze” ostinate ma in via di riduzione, la ricerca attiva di un loro utilizzo locale e sostenibile va considerata quale via effettivamente praticabile. In Italia il primo riferimento d’obbligo va all’operato del Comune di Capannori, dove il “porta a porta” ha mosso in breve tempo verso risultati eccellenti, con il conseguimento di una percentuale di differenziata dell’83%. Significative, a tal proposito, le parole di Rossano Ercolini, coordinatore dell’osservatorio sui Rifiuti Zero di Capannori, il quale, ricordando lo storico successo maturato dai capannoresi nella battaglia contro l’inceneritore, dice con orgoglio: “eravamo quelli che dicevano sì agli obiettivi di innovazione, anche dal punto di vista della scelta delle migliori pratiche, delle migliori tecniche e delle migliori possibilità alternative”. Annullare i rifiuti è davvero possibile, a patto che si riduca a monte la produzione dei materiali di scarto, contemporaneamente assoggettando a riciclaggio quelli già in circolo. Questa è la vera sostenibilità, un risultato che Connett ed Ercolini vedono raggiungibile nell’annualità 2020, e che passa per tre scelte di valore tanto preziose quanto urgenti: no all’inceneritore, no alla discarica e no alla mercificazione del pattume. In due parole, rifiuti zero.
Il Prof. Paul Connett è docente di chimica alla St. Lawrence University di Canton (New York), in cui ha insegnato per 15 anni. Ha ottenuto la laurea in scienze naturali all’università di Cambridge, ed il Ph.D. in chimica all’università di Dartmouth negli USA. Negli ultimi 14 anni ha studiato i problemi legati alla gestione dei rifiuti, con un’attenzione particolare per le pratiche alternative all’inceneritore. Ha partecipato a numerosi congressi internazionali sul tema della diossina, e ha redatto apprezzati documenti poi pubblicati sulle pagine di “Chemosphere”. Ha condotto ben 1500 presentazioni pubbliche in 48 stati degli USA, e anche in altri 40 paesi.
Rossano Ercolini, nato a Capannori (LU) il 7 maggio 1955 e qui residente, ha conseguito il diploma magistrale per poi esercitare la professione di insegnante elementare. E’ stato consigliere comunale al Comune di Capannori per la lista dei Verdi, e attualmente è socio di Legambiente. Entrato in Consiglio Regionale (Regione Toscana) il 21 gennaio 1991 in sostituzione di Claudio Del Lungo, vi è rimasto sino al 19 novembre 1991. Ha inoltre partecipato ai lavori della commissione consiliare Agricoltura, aderendo al gruppo dei Verdi. Proprio a Capannori, il 20 e il 21 novembre prossimi si terrà il 1° Seminario Nazionale per la ricerca sui rifiuti e per la promozione delle buone pratiche di sostenibilità ambientale. All’interno del seminario, la riunione congiunta del Team operativo e del Comitato Scientifico del Centro di Ricerca del Comune di Capannori, coordinata da Rossano Ercolini e dal Prof. Paul Connett.
Il Prof. Paul Connett è docente di chimica alla St. Lawrence University di Canton (New York), in cui ha insegnato per 15 anni. Ha ottenuto la laurea in scienze naturali all’università di Cambridge, ed il Ph.D. in chimica all’università di Dartmouth negli USA.

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