domenica 7 agosto 2011

BUONE VACANZE!


Buone Vacanze a TUTTI! da VIVEREMONTESANVITO!

Arrivederci a Settembre con importanti novità!

sabato 9 luglio 2011

IN DIFFICOLTÁ UN’ISTITUZIONE SECOLARE DELLA NOSTRA COMUNITÁ

La scuola materna Medi-Pierfederici opera dal 1906 all'interno della nostra comunità e si è sempre occupata di formazione dei “piccoli” del nostro paese.





Ora veste lo status di scuola paritaria, ovvero esercita un servizio pubblico, di pubblico interesse, assolvendo ad un mandato educativo mediante una gestione privata. In quanto servizio pubblico, essa è sottoposta al controllo di parità da parte del Ministero dell'Istruzione, che viene attuato attraverso frequenti visite ispettive. La più recente, del 14 giugno scorso, ha portato l'ispettrice Isolina Marcelli a confermare la permanenza dei requisiti per la parità scolastica, nonché a congratularsi con la direttrice per la completezza e varietà del programma educativo. 
Per i monsanvitesi l'asilo Medi-Pierfederici (per tutti: “l'asilo delle sore”, benché non ce ne siano più) è sempre stato un punto di riferimento, sia educativo che sociale, ieri come oggi, vuoi per l'estensione oraria del servizio educativo, vuoi per il centro ludico estivo, frequentato anche da bimbi provenienti dalla scuola statale nel periodo delle vacanze estive.

Ora questa nostra struttura, che da' supporto a decine di famiglie, da' lavoro a 5 dipendenti, sostenuta da tanto volontariato cittadino e dall'aiuto fattivo dei genitori dei bimbi stessi, viene messa in seria difficoltà da eventi ad essa esterni. 

Il problema è il seguente: lo Stato nel  2010 aveva erogato per le scuole paritarie contributi per 539 milioni di euro. Nella proposta di bilancio 2011 tale cifra è stata abbassata a 281 milioni. Fortunatamente nella finanziaria è stata riportata a 526 milioni (-2% rispetto al 2010), tuttavia questi soldi non si vedono ancora in quanto la cifra di 245 milioni, l'entità del reintegro, è stata subordinata al completamento delle  vendite delle frequenze televisive del digitale terrestre, che ha un valore incerto, sia per l'importo che per i tempi, dal momento che lo Stato sta rinviando l'avvio della procedura della gara di vendita delle frequenze.....
Ad oggi lo Stato ha dato mandato di distribuire solamente poco meno di 168 milioni di euro (-69% rispetto al 2010).

Di qui i problemi di questa nostra istituzione. Chi è nato e cresciuto a Monte San Vito comprende bene cosa comporterebbe per la nostra comunità, sia dal punto di vista sentimentale che dal punto di vista più concretamente sociale, la perdita di un'istituzione del genere. 

Vedremo in queste serate, nelle feste estive, in più di un'occasione, genitori e semplici compaesani adoperarsi per sensibilizzare i cittadini sulla questione e cercare di raccogliere fondi a sostegno della Scuola.

Viveremontesanvito fa propria questa istanza ed invita i propri iscritti in primis e tutti lettori di questo giornalino poi, a dare il proprio sostegno e ricorda che l'ente può fruire del 5‰ indicando nella denuncia dei redditi il codice fiscale 82002610424. 

Per altri aiuti più importanti o in altra forma si invita a telefonare al numero di Don Andrea: 071/740092.

L’AUTOMEDICA A FALCONARA, UN NOSTRO DIRITTO

Falconara non perderà l’automedica: questo è il nome del gruppo facebook (oltre 2.000 iscritti) nato a difesa della postazione di emergenza sanitaria falconarese (POTES). Un nome che ci piace, perché immediatamente riferito all’importanza dell’automedica. Tagliarla significherebbe eliminare un servizio preziosissimo, efficace, continuativo e moderno.

Non possiamo non ricordare quanto l’automedica dia velocità e potenziamento agli interventi di soccorso:
in caso di bisogno, possiamo contare sulla presenza di un equipaggio specializzato, sulla figura di un medico che ci viene tempestivamente in aiuto. Un servizio attivo 24 ore su 24, capace di raggiungere il paziente con strutture e professionalità (tanto mediche quanto volontaristiche): un aiuto che ci viene appresso, senza l’affanno di doverlo cercare e/o rincorrere. E questo è vero tanto per gli abitanti di Falconara Marittima quanto per i cittadini di Monte San Vito, Chiaravalle, Montemarciano e Camerata Picena (per un bacino di utenza di oltre 60.000 unità). Infatti dobbiamo ricordare che il servizio dell’automedica falconarese (oltre 1.500 gli interventi messi in campo nel 2010) copre anche il nostro territorio e quello dei suddetti comuni limitrofi (sempre nel 2010, sono circa 80 gli interventi effettuati a Monte San Vito).




Eppure, in base alle proposte avanzate dall’ASUR-Marche in tema di riorganizzazione generale della spesa sanitaria regionale (determina 240/ASURDG del 28/3/2011), oggi rischiamo proprio di perdere la postazione di emergenza sanitaria sita a Falconara Marittima (postazione che oltre all’automedica comprende anche  un’ambulanza per il soccorso avanzato). Più precisamente, il rischio è che questa postazione venga “sostituita” con la cosiddetta ambulanza “infermierizzata”, cioè con un’ambulanza da ospitare presso la struttura ospedaliera di Chiaravalle.

Così facendo, però, il servizio non verrebbe in nessun modo rimpiazzato”. Piuttosto, verrebbe gravemente limitato, poiché non potremmo più contare sull’intervento del medico del 118.  Questo significa che il servizio perderebbe il suo vero potenziale, cioè la possibilità di una “stabilizzazione  immediata” del paziente. Difendere l’automedica di Falconara, pertanto, vuol dire difendere un servizio primario. Né ci sembra una buona soluzione quella di rimuovere la postazione falconarese per poi raggiungere Monte San Vito, Montemarciano, Camerata Picena e la stessa Falconara con l’automedica di Torrette: a questo proposito, va detto che Falconara occupa una posizione baricentrica rispetto all’area in cui opera il servizio. E non possiamo dimenticare che la migliore territorializzazione degli interventi è un requisito  irrinunciabile di ogni sistema di soccorso e gestione delle emergenze (peraltro non solo sanitarie). 

Inoltre dobbiamo mettere in evidenza che il rischio di perdere l’automedica di Falconara Marittima −rischio già grave di per sé stesso− si lega al più ampio pericolo di soppressione/riduzione/declassamento delle automediche già presenti e attive nella provincia di Ancona (basti pensare a Fabriano, ad Arcevia e a Sassoferrato).

Lottiamo per il mantenimento della POTES di Falconara Marittima, e facciamolo anche a mezzo delle  testimonianze di quanti debbono la propria vita all’automedica: è un nostro diritto e va fatto valere.

NUOVO PIANO SANITARIO REGIONALE: ANCHE MONTE SAN VITO NEL MIRINO

A seguito della proposta avanzata dalla Giunta della regione Marche, recepita dall’ ASUR Marche con una determina apposita anche per il nostro Comune sono previste delle novità.
Nella proposta infatti tra i vari provvedimenti che si dovrebbe attuare troviamo la riconversione degli ospedali più piccoli (INTERVENTO NR.6 proposta di riconversione ZT7- Ospedale di Chiaravalle).




L’ospedale di Chiaravalle verrà quindi riconvertito in Casa Salute che prevederà un Punto unico accesso, Consultorio, SERT, Servizio psichiatrico,ambulatori, strutture dedicate alle cure primarie.
Collegate a questo intervento, e considerate le funzioni che la nuova riconversione porterà per la struttura ospedaliera di Chiaravalle, vi è la conseguente riduzione dell’offerta sanitaria diffusa attraverso la chiusura dei distretti sanitari dei centri più piccoli: Montemarciano, Agugliano e Monte San Vito con evidenti penalizzazioni per i territori in questione.

Molte persone conoscono già l’importanza del presidio sanitario di Monte San Vito che svolge  un’importantissima funzione di supporto e cure non solo alle fasce di età più avanzata ma anche a giovani ed adulti. le prestazioni che vengono effettuate, non coprono soltanto la domanda comunale ma bensì offrono risposte anche per i cittadini provenienti dai comuni limitrofi o addirittura dall’intera Zona Nord (CIRCA 8.500 prestazioni all’anno!) Il nostro distretto infatti effettua le seguenti prestazioni:
-PRELIEVI;
-TERAPIE ENDOVENA/INFUSIVE;
-TERAPIE CON IL FERRO (UNICO DISTRETTO DELLA ZONA NORD AD EFFETTUARE TALE SERVIZIO)
-MEDICAZIONI;
-CONTROLLO PARAMETRI VITALI;

La conseguente chiusura comporterebbe quindi grandi e gravi disagi alla popolazione che, oggi, usufruisce di un servizio di qualità che altrimenti verrebbe effettuato presso la struttura Ospedaliera di Osimo, a diversi chilometri quindi dalla Sede odierna del presidio, rendendo pertanto impossibili i trasferimenti ele cure per molte persone anziane o non autosufficienti.

Di qui la preoccupazione per la riorganizzazione proposta e la necessità di far sentire la propria voce agli  organi competenti attraverso una mobilitazione popolare che faccia esprimere i cittadini e le istanze del territorio. Ricordiamo infatti che molti comuni limitrofi tra cui Falconara Marittima, Montemarciano e Chiaravalle, si sono già attivati ed hanno già trasmesso la propria ferma contrarietà alla penalizzazione di un territorio, che ha già pagato salato negli anni passati le scelte strategiche fatte in materia sanitaria.

RIORDINO SANITA’ REGIONALE: A RISCHIO AUTOMEDICHE E PUNTI DI EMERGENZA

C’è in ballo la più profonda ridefinizione di tutta la nostra rete regionale di assistenza sanitaria. Ecco perché tanto rumore attorno alla sempre più nota determina 240 emessa il 28 Marzo u.s. dall’ASUR/Marche. Questa determina, infatti, contiene tutta una serie di provvedimenti che incidono fortemente sull’offerta complessiva (quali/quantitativa) dei servizi sanitari, con un intervento particolarmente significativo operato sul nostro sistema territoriale di soccorso (intervento nr.7; rete dell’emergenza/urgenza).

Di qui, la preoccupazione crescente per il rischio di una grave penalizzazione dei servizi esistenti, poiché la determina prevede sia la riorganizzazione dei punti di primo intervento (PPI), sia la ridefinizione della rete del Pronto Soccorso, nonché una ricollocazione dei Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (DEA). 

L’obiettivo sarebbe quello di ottimizzare l’economia produttiva del comparto sanitario della Regione Marche,
allo scopo di razionalizzarne la spesa. Il problema, però, è quello del mantenimento dei livelli qualitativi delle prestazioni erogate. Sì, perché dietro alla parola “riorganizzazione” c’è il taglio (o comunque il declassamento) di molte POTES (Postazioni Territoriali di Emergenza Sanitaria), nonché l’eliminazione/ riduzione di molti punti di primo intervento (i predetti PPI, ovvero le strutture sanitarie dove si effettua sia il “primo intervento medico” in caso di problemi minori, sia la stabilizzazione dei pazienti in fase critica).
Stando alla determina dell’ASUR, la situazione attuale –che vede 14 PPI nei piccoli ospedali, nonché 16 punti di Pronto Soccorso− cambierebbe in un quadro futuro composto da soli 7 PPI.

Tra i punti di primo intervento soppressi, anche il vicino PPI di Chiaravalle (stessa sorte, del resto, anche per i
punti di Cingoli, Sant’Elpidio e Matelica).
Diversi, inoltre, i casi di PPI ridotti a mero trattamento delle patologie più lievi (Pergola, Cagli, Fossombrone e Sassocorvaro). C’è anche il dimezzamento del PPI di Loreto (limitato ad un tempo di 12 h). Quanto alle POTES, va detto che queste diminuiscono di 2 unità:
la situazione attuale ne conta 39 (di cui 7 infermieristiche), mentre quella futura verrà a comprenderne 37 (di cui 10 infermieristiche). Ad essere cancellate sono le POTES di Falconara Marittima e di Sassoferrato. A rischio anche l’automedica di Fabriano, mentre Arcevia manterrà la sua POTES, ma solo con la presenza di un infermiere (dunque senza la figura del medico).
Estremamente pesante anche l’intervento nr. 6 di cui alla stessa determina 240 dell’ASUR: qui si tratta della rete ospedaliera, e in modo particolare degli ospedali dell’entroterra marchigiano, convertiti in “case della salute” (cioè semplici poli-ambulatori e nulla più). Per Cagli e Fossombrone ci sarà la chiusura
dei reparti di medicina e chirurgia, trasformati in lungo-degenza. A Pergola si resterà con la sola “chirurgia di ciclo breve” (per un tempo di ricovero circoscritto a soli 5 giorni, con appena 10 posti letto). Quanto a Chiaravalle, i posti letto di Medicina Interna verranno “rimodulati” in Lungodegenza, con la
soppressione di 11 posti letto di chirurgia DS (trasformazione in chirurgia ambulatoriale). 
Il PPI chiaravallese, una volta soppresso, farà spazio ad una POTES infermieristica, mentre il Laboratorio verrà trasformato in un punto prelievo. Ad essere toccata è anche l’ambulanza dell’Avis di Montemarciano, visto che si tratta di un servizio a rischio di dimezzamento (operatività ridotta a sole 12 ore al giorno, oppure limitata a determinati periodi/giorni dell’anno). 

Tutti esempi di un cosiddetto “riordino” che colpisce davvero pesantemente l’intera rete regionale di assistenza/ emergenza, assestando un colpo durissimo proprio alla provincia di Ancona (indubbiamente tra le  più penalizzate).

Ricordiamo infine che la determina 240 dell’ASUR-Marche è al momento “sospesa” in virtù di ragioni sindacali: pertanto, massima attenzione.. e seguiamo gli sviluppi!!



USCITA GIORNALINO LUGLIO 2011!!!



Care compaesane e cari compaesani,

nella scorsa uscita del ‘La Sveja’ ci eravamo lasciati con lo ‘speciale REFERENDUM’. Vogliamo complimentarci con tutti i monsanvitesi che hanno saputo scegliere per il meglio e hanno partecipato numerosi (quasi il 70%) ad un importante appuntamento di democrazia. Ci piace pensare che in piccola parte è stato anche merito nostro!

Oggi torniamo a parlare del nostro paese, sollevando due problematiche che riteniamo di estrema importanza: la possibile chiusura del distretto sanitario di Monte San Vito e la difficile situazione in cui si trova attualmente la scuola materna Medi-Pierfederici. 




In particolar modo approfondiremo la tematica salute cercando di trattare l’argomento nel modo più completo, sempre possibilmente allo spazio limitato di cui disponiamo. Chi volesse avere maggiori informazioni può visitare il nostro sito internet www.viveremontesanvito.it dove, nella sezione Forum, in molti stanno già dibattendo in merito.

In più chi fosse sensibile a tale problematica e chi volesse in prima persona darci una mano nel nostro tentativo di far rimanere attivo un servizio di fondamentale importanza per la nostra cittadinanza può farlo.
Fin da adesso infatti vi invitiamo a partecipare numerosi alla raccolta firme che, a partire dal 14 Luglio, in occasione del primo evento del VIVA VOCE FESTIVAL, effettueremo in tutte le occasioni pubbliche estive che potrete trovare nel calendario in ultima pagina.
Ancora una volta i problemi locali sollevano questioni rilevanti come la salute e la formazione-educazione, elementi fondamentali su cui necessariamente deve basarsi una moderna società civile. Chissà che la cura per una attuale società sempre più incerta e disorientata, cominci proprio nel ritornare a salvaguardare ognuno il proprio piccolo paese in cui vive!


Un abbraccio a tutti
Il Direttivo

sabato 4 giugno 2011

SUL REFERENDUM...

Care compaesane e cari compaesani,

eccoci ancora qui con la terza uscita de ‘’La Sveja’’.

Questa volta, in maniera eccezionale, vorremmo parlarvi di qualcosa che va oltre il nostro piccolo paese, qualcosa che riguarda tutta la nazione e che potrebbe però avere importanti ripercussioni anche a livello locale, ossia il referendum del 12 e 13 Giugno, tema cardine di questa ‘edizione speciale’ .

Perché parlare di questo referendum?

Innanzitutto, come altre volte in passato, vorremmo invitare i cittadini a esprimere il loro parere sui quesiti referendari, rispettando ed esercitando quello che oltre un diritto consideriamo un dovere civico. Col nostro semplice voto e il minimo sacrificio di 10 minuti sottratti al mare in un fine settimana di inizio estate, potremo mantenere in vita quella democrazia così spesso minacciata sia dallo sterile qualunquismo che dal politicismo sordo alle esigenze dei cittadini. Soprattutto per temi importanti come quelli sollevati dal referendum, che riguardano direttamente la vita di tutti noi e il futuro delle generazioni a venire.

Oltre a questo vorremmo cercare di informare (per quanto ce lo permettano le nostre esigue possibilità) incentrando l’attenzione sui temi che da sempre sono stati al centro dell’attenzione di VivereMonteSanVito.

Il nostro costante interesse per il rispetto dell’ambiente e per la salvaguardia del territorio non possono che farci dilungare in particolar modo in merito alle leggi sulle centrali nucleari e sulla privatizzazione dell’acqua pubblica. In entrambi i casi cercheremo di stimolare l’attenzione dei cittadini, di portare quel minimo di informazione spesso mancante in canali comunicativi molto più immediati come la televisione, di invitare alla riflessione cercando di rispettare tutti i punti di vista senza sottrarci dal riferire la posizione dell’Associazione, condivisa dalla maggioranza dei soci e definita a seguito di un democratico dibattito interno.

Una posizione che ci vede fortemente contro la realizzazione delle centrali nucleari, valutate più che come risorsa, come minaccia ambientale e per la nostra salute. Ed una visione dell’acqua come un bene vitale e di proprietà collettiva che non possiamo rischiare di rendere un prodotto per il profitto di pochi.

Quindi un consiglio a tutti i cittadini: che si vada a votare al referendum e che si tenga bene in mente quello che ci serve o meno per migliorare la qualità della nostra vita!

Un abbraccio a tutti

Il Direttivo

REFERENDUM 12-13 GIUGNO: QUESITO 4 LEGITTIMO IMPEDIMENTO

Con decreto del 23/03/2011 il Presidente della Repubblica ha indetto il referendum popolare per l'abrogazione dell'art. 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, e dell'art. 2 della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante «Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza», chiamando i cittadini ad esplicare la propria funzione legislativa nelle giornate del 12 e 13 giugno. Ai sensi dell’art. 420 ter del codice di procedura penale, qualora l’imputato in processo penale non si presenta all’udienza e risulta che l’assenza è dovuta ad una assoluta impossibilità di comparire per caso di forza maggiore o altro legittimo impedimento, il Giudice rinvia il processo ad una nuova udienza. Il testo originario della legge n.51 sopracitata definiva causa di legittimo impedimento (come richiamato dal suddetto art. 420 ter c.p.p.) ogni attività coessenziale alle funzioni di Governo. In pratica, in base all’art. 1 commi 1,2 e 3 della suddetta legge se il Presidente del Consiglio dei Ministri e gli stessi Ministri, in qualità di imputati, dichiaravano di essere impossibilitati a partecipare all’udienza penale adducendo di essere impegnati nell’esercizio di funzioni di Governo proprio nel medesimo giorno dell’udienza, il Giudice penale, in ossequio all’art. 420 ter c.p.p., doveva obbligatoriamente rinviare il processo ad altra data. Inoltre, ove la stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri attestava che l’impedimento era continuativo (massimo sei mesi) e correlato sempre allo svolgimento delle funzioni di Governo, il Giudice doveva rinviare il processo ad una udienza successiva attendendo, in ogni caso, la fine dell’impedimento (comma 4).

A modifica del testo originario come licenziato dalle Camere è intervenuta la Corte Costituzionale con sentenza n. 23/2010 la quale ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 1 comma 3 della suddetta legge nella parte in cui non prevede che il giudice valuti in concreto, a norma dell'art. 420-ter, comma 1 c.p.p., l'impedimento addotto, riattribuendo in tal modo al Giudice ai fini del rinvio dell'udienza, ogni valutazione in concreto in ordine alla sussistenza in fatto dell'impedimento nonché, al carattere assoluto e attuale dello stesso come attività essenziale di Governo. Inoltre la Corte ha dichiarato l’incostituzionalità del comma 4 del medesimo articolo essendo tale disposizione derogatoria al regime processuale comune, introducendo una prerogativa in favore del titolare della carica, in contrasto con gli artt. 3 (tutti i cittadini sono eguali dinanzi alla legge) e 138 Cost. (revisione della Costituzione).

Quindi i cittadini saranno chiamati ad esprimersi in merito alla legge n.51/2011 come risultante dall’intervento della Corte Costituzionale e quindi ad abrogare o meno, la norma che considera causa di legittimo impedimento (come richiamato dal suddetto art. 420 ter c.p.p.) le attività coessenziali alle funzioni di Governo e che permette al Presidente del Consiglio e i Ministri, in veste di imputati in processo penale, di avanzare al Giudice una richiesta di spostamento dell’udienza qualora gli stessi siano impossibilitati a presenziare perché impegnati, come membri del Governo, nell’espletamento di attività fondamentali.

Se il cittadino voterà “SI” protenderà per l’abrogazione di tale norma; se voterà “NO” opterà per la permanenza dell’attuale legge.

REFERENDUM 12-13 GIUGNO: QUESITO 3 NUCLEARE

INDIPENDENZA ENERGETICA

Viene detto che il programma nucleare riduce la dipendenza dalle fonti di approvvigionamento

Risposta: l’energia nucleare serve per produrre elettricità. L’elettricità rappresenta circa il 30% dei consumi di energia, il restante 70% è un consumo di energia per il trasporto e il riscaldamento. L’energia elettrica viene richiesta diversamente nel tempo: solo un 30% della potenza elettrica installata viene richiesto tutto l’anno, potenze elettriche maggiori sono richieste in tempi via via più ridotti. I reattori nucleari devono funzionare al massimo e produrre energia per il maggior numero di ore possibile in un anno. Pertanto essi possono coprire solo la richiesta di quel 30% di potenza installata, contribuendo circa ad un 10% della domanda totale, mentre il 90% dell’energia dovrà comunque essere prodotto da altre fonti. La dipendenza delle fonti di approvvigionamento dall’estero viene mantenuta, anzi aumentata dalla dipendenza dalla tecnologia nucleare e dalla dipendenza per l’approvvigionamento di Uranio.

COSTI RIDOTTI

Viene detto che la produzione di energia nucleare ci permette di ridurre i costi dell’energia.

Risposta: L’installazione di reattori nucleari richiede l’impiego di enormi capitali finanziari per la preparazione dei siti, l’implicazione sulla viabilità, l’installazione dell’impianto. La fase temporale durante la quale si investono capitali, senza produrre energia, è stimata all’incirca in 7 anni. Durante tale periodo l’erogazione di tali capitali, in un mercato che presenta una grave scarsità di risorse finanziarie, costituirà un freno ad altri investimenti. L’effetto di tale freno non viene mai tenuto in conto nel costo dell’energia prodotta.

Nei costi, inoltre non viene mai incluso il trattamento dei rifiuti radioattivi, né il costo di smantellamento dell’impianto a fine-vita . Ad un paese come l’Italia, che non è capace di gestire la “monnezza di Napoli”, non si può affidare serenamente la gestione del ciclo di combustibile, dagli elementi “spenti”, che vanno tenuti in vasca, al ritrattamento degli stessi, (da fare in Francia?), alla vetrificazione e allo stoccaggio finale dei rifiuti radio--attivi.

Per quello che riguarda lo smantellamento dell’impianto nucleare a fine-vita, non esiste , ripeto non esiste al mondo nessun reattore che sia stato smantellato, una volta raggiunta la fine della produzione. I costi quindi di questa operazione non si conoscono e vengono a bella posta ignorati.

SICUREZZA DEGLI IMPIANTI

Viene detto che gli impianti sono ragionevolmente sicuri.

Risposta: Che significa? Significa che magari l’involucro può reggere un terremoto di 7 nella scala Richter, ma se il terremoto è 7.5 ? O se un terrorista lancia un jet di linea contro l’involucro? Sono tenute in conto queste eventualità e quali costi comporta l’aumento di sicurezza? In Italia ci sono quattro Regioni controllate dalle mafie; la presenza di reattori costituirà sicuramente un grosso incentivo a ricatti e condizionamenti. Si andrà verso uno stato di polizia?

Viene detto che ci sono già impianti nucleari alle frontiere

Risposta: Chernobyl insegna che la distanza e la presenza delle Alpi costituiscono un gran filtro.

Nell’incidente di Chernobyl, ci siamo presi in Italia una dose inalata relativamente bassa, in quanto la nube radio-attiva era stata diluita dalla distanza tramite la dispersione in atmosfera e dalle piogge (1-2 Bequerel /m3). Ben più elevata è stata la dose inalata dalle popolazioni di Ucraina, Bielorussia e Polonia (vedi l’Atlante nella biblioteca di Monte San Vito), e la dose per alimentazione che anche noi abbiamo assorbito tramite la pasta prodotta con il grano di quei territori.

REFERENDUM 12-13 GIUGNO: QUESITO 1 E 2 ACQUA

Domenica 12 e Lunedì 13 Giugno: queste le date stabilite per il Referendum che tra i quesiti proposti (4 in totale) ne include due riguardanti il futuro del servizio idrico integrato. Precisiamo sin da subito che entrambi i quesiti (ma la stessa cosa vale anche per i due restanti) hanno carattere abrogativo. Questo significa che si andrà a votare per dire SI oppure NO all’eliminazione di determinati articoli di Legge. Pertanto, ricordiamo che laddove si voglia dire NO alla permanenza delle normative chiamate in causa dal Referendum e ad oggi in vigore, occorre votare SI. Per contro, chi volesse lasciarle immutate, dovrà votare NO. Può sembrare un poco contradditorio, eppure è proprio così. Ma perché due quesiti in tema di acqua pubblica? E soprattutto, perché si vota?

Cominciamo col primo, che riguarda le modalità di affidamento/gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, e che recita testualmente: “Volete voi che sia abrogato l’art. 23/bis del Decreto Legge del 25 Giugno 2008, n. 112 [..], convertito, con modificazioni, dalla Legge 6 Agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della Legge 23 Luglio 2009, n. 99 [..], e dall’art. 15 del Decreto Legge 25 Settembre 2009, n. 135 [..], convertito, con modificazioni, dalla Legge 20 Novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte Costituzionale?”. Con questa domanda i cittadini sono chiamati ad esprimere il proprio parere circa il fatto che l’affidamento della gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica avvenga –in via ordinaria a favore di imprenditori o di società individuate mediante procedure ad evidenza pubblica, nonché in alternativa a favore di società a partecipazione mista pubblico/privata, con la condizione che il peso del capitale privato non sia inferiore al 40% (il che, infatti, è quanto previsto dal cosiddetto decreto Ronchi, ovvero dall’articolo 23/bis di cui sopra).

Il secondo quesito, invece, riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato, e propone l’abrogazione di una parte dell’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152 del 3 Aprile del 2006. Volete voi che sia abrogato l’art. 154, comma 1, del Decreto Legislativo 152 del 3 Aprile 2006 “Norme in materia ambientale” limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza del capitale investito”? A questa domanda risponderà SI chi non vuole che ci sia profitto d’impresa nell’erogazione dell’acqua potabile, mentre risponderà NO chi è a favore della norma attuale, che per l’appunto ammette questo guadagno.

Affidamento a imprese private, dismissione delle gestioni cosiddette “in house” : la Legge attualmente in vigore punta a immettere sul mercato 64 ATO su 92 (Ambito Territoriale Ottimale Ciclo Idrico Integrato), ovvero gli ATO che non hanno ancora provveduto all’affidamento del servizio idrico o ne hanno già ceduto la gestione a società con totale capitale pubblico. I sostenitori del SI (con riferimento a entrambi i quesiti) rimarcano il valore dell’acqua pubblica quale bene demaniale a disposizione di tutti i cittadini, e sulla base di ciò puntano il dito contro una gestione del servizio che si fa sempre più privata. Tutto questo, a partire dal presupposto che l’interesse fisiologico delle imprese private sia quello di fare profitto, con immediate e inevitabili conseguenze sul piano delle bollette da pagare (www.acquabenecomune.org). I sostenitori del NO, d’altro canto, rimarcano la separazione dei concetti di proprietà e gestione: da una parte il fatto che l’acqua, come tale, non possa essere oggetto di proprietà, dall’altra, invece, la convinzione che la gestione a carattere privato possa garantire maggiore efficacia/economicità. Chi sostiene la campagna referendaria replica contestando la possibilità stessa che vi sia un profitto garantito sulla tariffa del servizio, nonché, di conseguenza, un aumento del costo complessivo delle bollette: circa un 7% in più, come da calcolo ottenuto con metodo normalizzato, ovvero includendo nella tariffa sia la remunerazione del capitale investito, sia i cosiddetti costi standard (costi operativi e ammortamento degli investimenti). Il tutto, secondo una remunerazione ottenuta moltiplicando la previsione del totale (medio) investito per un tasso del 7% (al lordo delle imposte), e da considerarsi quale valore strutturalmente mobile, dacché legato al crescere degli investimenti effettuati. Un valore non qualificabile come profitto a detta dei sostenitori del NO, fiduciosi che con la gestione privata non vi sarà alcun tipo di extra-guadagno ingiustificato (cosa che accadrebbe a loro avviso solo con un quid di remunerazione eccessivo, che superi la copertura del rischio di impresa).

Quanto alle normative comunitarie, i promotori del Referendum tengono a ribadire che non esiste alcun obbligo in ordine alla liberalizzazione del servizio idrico: entro i confini dell’Unione Europea non v’è nessuna legge che comporti il passaggio dal pubblico al privato. Piuttosto, aggiungono, ci sono esperienze fallimentari maturate proprio in campo privato, tali da motivare un immediato e sintomatico ritorno al pubblico, come accaduto a Parigi (www.remunicipalisation.it). Il NO al Referendum, invece, parte dal presupposto che i criteri regolativi di mercato, laddove introdotti, vadano a correggere proprio il deficit qualitativo del servizio pubblico (giudicato scadente e poco economico), nella convinzione che non possa essere l’ente locale a decidere in ordine alle modalità di gestione del servizio idrico (il che è quanto accadeva prima del decreto Ronchi): in base alla prospettiva del NO, infatti, con la gestione pubblica non vi sarebbero condizioni favorevoli alla partecipazione di privati, anche quando questa sarebbe teoricamente possibile.

Queste, in sintesi, le argomentazioni a sostegno delle diverse posizioni di voto. Metterle a confronto può non essere agevole (soprattutto nello spazio di un articolo come questo), ma di sicuro è utile, anche per quanti hanno le idee già ben chiare. L’importanza del tema è tale per cui ogni occasione di informazione e/o approfondimento deve essere colta, senza mai dimenticare l’invito a recarsi alle urne: votare è un diritto/dovere civico imprescindibile, e il Referendum –giova ricordarlo è uno strumento irrinunciabile di democrazia diretta. Da ultimo, e al di là delle diverse posizioni maturate nel dibattito sul tema, vogliamo ricordare che l’acqua è in tutto e per tutto un bene comune, un diritto fondamentale a carattere universale: pertanto, riteniamo che come tale debba essere garantita. Oggi…..domani, e ovunque. Ciò detto, vogliamo sottolineare ancora una volta l’importanza del Referendum, nonché la chance di votare SI per la difesa di questo nostro diritto.