venerdì 28 gennaio 2011

Cosa sono la ‘Decrescita Felice’ e ‘Stop al consumo di territorio’ ??

ANDREA BERTAGLIO

DOMENICO FINIGUERRA
Domenico Finiguerra è il sindaco di Cassinetta di Lugagnano, un piccolo paese della provincia di Milano. Finiguerra nasce a Milano il 3 settembre 1971. Nel 1996 si laurea in Scienze Politiche alla Statale di Milano, con una tesi di ricerca sulle amministrazioni locali della provincia di Milano. Nel 2002 è eletto Sindaco di Cassinetta di Lugagnano con il 50,1 % alla guida di una lista civica di ispirazione di centrosinistra. Il 27 maggio 2007 viene riconfermato con il 62,1%, in netta controtendenza con il dato nazionale e provinciale, che vede una forte penalizzazione per il centrosinistra. Oggi non è iscritto a nessun partito. E’ promotore insieme a molti altri della campagna e del movimento nazionale “Stop al Consumo di Territorio” che il 24 gennaio 2009 ha preso avvio da Cassinetta di Lugagnano.






La Decrescita felice parte dal presupposto che la correlazione tra crescita economica e benessere non sia necessariamente positiva, ma che esistano situazioni frequenti in cui ad un aumento del Prodotto interno lordo (PIL) si registra una diminuzione della qualità della vita.

Il PIL si limita a calcolare il valore monetario delle merci, cioè dei prodotti e dei servizi scambiati con denaro. Il concetto di bene e il concetto di merce non sono equivalenti. Non tutti beni sono merci, e non tutte le merci sono beni. Secondo i sostenitori del MDF (Movimento Decrescita Felice), vi sono casi piuttosto frequenti dove i processi di autosussistenza, di risparmio energetico e di relazioni di scambio –che non transitano necessariamente per il mercato- permettono un incremento della qualità della vita contestuale ad una diminuzione del PIL. Quindi, viene auspicato l'aumento del benessere riducendo il PIL tramite autosufficienza e produzione in proprio. Un esempio classico è quello dell'economia contadina. Un altro concetto interessante è sicuramente quello della filosofia STOP al CONSUMO DI TERRITORIO, che nell’ultimo decennio ha assunto proporzioni preoccupanti, con un’estensione devastante. 

Questo impiego di suolo sovente si è trasformato in puro spreco, con decine di migliaia di capannoni vuoti e case sfitte: suolo sottratto all’agricoltura.
Questa crescita senza limiti considera il territorio una risorsa inesauribile, la sua tutela risulta subordinata ad interessi finanziari sovente speculativi. Un meccanismo deleterio che per finanziare i pubblici servizi permette la svendita di terreno. Tutto ciò, porta da una parte allo svuotamento di molti centri storici
, e dall’altra all’aumento di nuovi residenti, generando una sorta di spirale: nuovi spazi e nuove attività, che a loro volta significano altre richieste e domande di servizi.. e così via all’infinito, con effetti alla lunga devastanti. Dando vita a quella che si può definire la “città continua”. Dove esistevano paesi e identità municipali, ora troviamo immense periferie urbane, quartieri dormitorio senz’anima.

Ma i legislatori e gli amministratori possono fare altre scelte, seguire strade alternative? Sì!
Quelle che portano ad indirizzare il comparto edile sulla ricostruzione e ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio esistente.

Come potete vedere, basterebbero semplici azioni CONCRETE per salvare il luogo in cui viviamo e per garantire un futuro migliore alle nuove generazioni. Ma occorre intervenire ora, in tutti i modi e in tutte le sedi. A tale riguardo, Viveremontesanvito ha sempre rimarcato la fattibilità delle scelte tese all’effettiva salvaguardia territoriale, anzitutto dando accesa battaglia allo sviluppo edilizio scriteriato. Di qui, l’attenzione particolare che la nostra associazione riserva allatematica urbanistica, e -più precisamente- alla variante al PRG. Fiduciosi di ottenere chiarimenti diretti durante l’assemblea pubblica del 4 Febbraio, qui ci limitiamo a riportare le proposte avanzate sul tema dai due schieramenti che si confronteranno al ballottaggio. Benché entrambi i programmi delle candidate a Sindaco parlino di crescita sostenibile (con riferimento particolare alla necessità di sviluppare i servizi), quello della lista Sordoni − “Insieme per Monte San Vito” propone contestualmente lo stralcio dei comparti edificatori (C11; C12) previsti dalla variante in oggetto, mentre quello dei “Democratici e Riformisti” propone un’inversione di tendenza che “limiti per quanto possibile l’ulteriore incremento edilizio di tipo abitativo”.

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