Bassa Vallesina e viabilità: che cosa bolle in pentola?
Non v’è dubbio che l’attenzione sul tema stia crescendo ogni giorno di più, e la tal cosa ci motiva direttamente a questa pagina. L’argomento staziona già da tempo nella stampa locale, senza che l’interesse, peraltro, vada scemando. Anzi, le domande non fanno che aumentare… del resto, questo accade anche nel nostro forum, che si è fatto specchio di un forte bisogno di informazione.
Esiste davvero un piano infrastrutturale co-pianificato? Che cosa prevede? Qualcuno ne sa qualcosa? Sentiamo parlare di gravosi problemi connessi al nuovo svincolo autostradale di Gabella (Montemarciano), nonché di ipotesi progettuali già in fase di sviluppo. Proviamo a fare chiarezza, anzitutto partendo dal quadro viario presente, dove le uscite Ancona Nord (A14) e Chiaravalle (SS76; strada segnata in arancione nella mappa) costituiscono il reticolo principale di riferimento, con particolare criticità del tratto che le collega alla strada Sirolo-Senigallia (SP2; in blu nella mappa), segmento, questo, compreso nella direttrice Chiaravalle-Castelferretti (SP33) e indicato in giallo nella mappa. Tante (un vero e proprio groviglio) sono le strade che vanno a confluire su questo tratto, assi di collegamento su cui pesano, da una parte, i centri abitati di Monte San Vito e Chiaravalle, nonché, dall’altra, quelli di Camerata Picena, Agugliano, Polverigi ed Osimo. Interamente congestionata dal traffico, in questo quadro, è l’arteria di allaccio che unisce Chiaravalle e Piane di Camerata Picena al casello dell’A14 (sorte identica, del resto, colpisce lo stesso centro abitato di Chiaravalle).
Passiamo adesso, invece, alle ipotesi progettuali che sarebbero in cantiere, nonché alla viabilità tracciata in base ad esse: tutto ruota attorno ad un nuovo svincolo della SS76, pensato in località Piane di Camerata Picena (come da PRG di questo stesso Comune). La realizzazione di detta uscita sarebbe funzionale ad un collegamento veloce in direzione Chiaravalle, con un’arteria che muoverebbe dal nuovo svincolo verso la zona industriale di Monte San Vito, lasciando libero il centro cittadino chiaravallese (dunque alleggerito in termini di traffico). A questo punto, mettiamo insieme due elementi, ovvero lo svincolo di Piane di Camerata Picena e la nuova possibile proposta della Tangenziale Nord di Chiaravalle: grazie al primo, quest’ultima otterrebbe continuità, agevolando sia il collegamento con l’autostrada A14 (in verde nella mappa), sia (a ben vedere) la fruizione del nuovo casello di Gabella. L’unione di questi due elementi assicura che detta Tangenziale abbia adeguata estensione sino alla SS76, e impedisce la canalizzazione del traffico sull’asse Chiaravalle-Jesi (SP76; in azzurro nella mappa): in assenza di queste condizioni, infatti, si avrebbe un blocco da transito veicolare proprio all’ingresso del centro abitato di Chiaravalle.
E allora torniamo al casello di Gabella, formulando un’ipotesi che a questo punto nasce spontanea: che cosa significherebbe il collegamento di questo casello alla SP76 senza passare per Chiaravalle (bensì aggirandone il centro dal lato sud), ma assicurando ugualmente uno sbocco per Jesi? La risposta, in base all’ipotesi progettuale esistente, significa una (preoccupante) cosa soltanto: l’attraversamento stradale del territorio monsanvitese, e precisamente, la realizzazione di una direttrice nei pressi della località Le Cozze, tracciata in rosso nello schema che proponiamo (di fatto, una linea che irrompe tra Le Cozze e Borghetto). Ecco spiegata, allora, l’attenzione crescente che si concentra sul tema. Ecco spiegata, soprattutto, la portata impattante del rischio che gravita su Monte San Vito. Se questo è il pericolo che corre il nostro territorio, se questo è il quadro che da tempo si va componendo, perché solo adesso ne sentiamo parlare? Che fine ha fatto la trasparenza delle scelte, tanto più di decisioni così importanti?
Non volendo creare nessun allarmismo infondato, ma cercando sempre di tenere alto il livello di attenzione su tali questioni, speriamo vivamente che i diversi responsabili politici smentiscano le voci e le nostre ipotesi.
Chiaramente, qualora accadesse invece quello che abbiamo previsto, continueremo sempre a batterci perché le logiche urbanistiche siano volte non all’interesse di pochi ma ad un miglioramento della qualità della vita di noi cittadini.


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