L'associazione VivereMontesanvito è anche su Facebook! Laboratorio permanente di idee per il nostro Paese!
Foto...
CI SIAMO OCCUPATI DI:
martedì 14 giugno 2011
sabato 4 giugno 2011
SUL REFERENDUM...
Care compaesane e cari compaesani,
eccoci ancora qui con la terza uscita de ‘’La Sveja’’.
Questa volta, in maniera eccezionale, vorremmo parlarvi di qualcosa che va oltre il nostro piccolo paese, qualcosa che riguarda tutta la nazione e che potrebbe però avere importanti ripercussioni anche a livello locale, ossia il referendum del 12 e 13 Giugno, tema cardine di questa ‘edizione speciale’ .
Perché parlare di questo referendum?
Innanzitutto, come altre volte in passato, vorremmo invitare i cittadini a esprimere il loro parere sui quesiti referendari, rispettando ed esercitando quello che oltre un diritto consideriamo un dovere civico. Col nostro semplice voto e il minimo sacrificio di 10 minuti sottratti al mare in un fine settimana di inizio estate, potremo mantenere in vita quella democrazia così spesso minacciata sia dallo sterile qualunquismo che dal politicismo sordo alle esigenze dei cittadini. Soprattutto per temi importanti come quelli sollevati dal referendum, che riguardano direttamente la vita di tutti noi e il futuro delle generazioni a venire.
Oltre a questo vorremmo cercare di informare (per quanto ce lo permettano le nostre esigue possibilità) incentrando l’attenzione sui temi che da sempre sono stati al centro dell’attenzione di VivereMonteSanVito.
Il nostro costante interesse per il rispetto dell’ambiente e per la salvaguardia del territorio non possono che farci dilungare in particolar modo in merito alle leggi sulle centrali nucleari e sulla privatizzazione dell’acqua pubblica. In entrambi i casi cercheremo di stimolare l’attenzione dei cittadini, di portare quel minimo di informazione spesso mancante in canali comunicativi molto più immediati come la televisione, di invitare alla riflessione cercando di rispettare tutti i punti di vista senza sottrarci dal riferire la posizione dell’Associazione, condivisa dalla maggioranza dei soci e definita a seguito di un democratico dibattito interno.
Una posizione che ci vede fortemente contro la realizzazione delle centrali nucleari, valutate più che come risorsa, come minaccia ambientale e per la nostra salute. Ed una visione dell’acqua come un bene vitale e di proprietà collettiva che non possiamo rischiare di rendere un prodotto per il profitto di pochi.
Quindi un consiglio a tutti i cittadini: che si vada a votare al referendum e che si tenga bene in mente quello che ci serve o meno per migliorare la qualità della nostra vita!
Un abbraccio a tutti
Il Direttivo
REFERENDUM 12-13 GIUGNO: QUESITO 4 LEGITTIMO IMPEDIMENTO
Con decreto del 23/03/2011 il Presidente della Repubblica ha indetto il referendum popolare per l'abrogazione dell'art. 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, e dell'art. 2 della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante «Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza», chiamando i cittadini ad esplicare la propria funzione legislativa nelle giornate del 12 e 13 giugno. Ai sensi dell’art. 420 ter del codice di procedura penale, qualora l’imputato in processo penale non si presenta all’udienza e risulta che l’assenza è dovuta ad una assoluta impossibilità di comparire per caso di forza maggiore o altro legittimo impedimento, il Giudice rinvia il processo ad una nuova udienza. Il testo originario della legge n.51 sopracitata definiva causa di legittimo impedimento (come richiamato dal suddetto art. 420 ter c.p.p.) ogni attività coessenziale alle funzioni di Governo. In pratica, in base all’art. 1 commi 1,2 e 3 della suddetta legge se il Presidente del Consiglio dei Ministri e gli stessi Ministri, in qualità di imputati, dichiaravano di essere impossibilitati a partecipare all’udienza penale adducendo di essere impegnati nell’esercizio di funzioni di Governo proprio nel medesimo giorno dell’udienza, il Giudice penale, in ossequio all’art. 420 ter c.p.p., doveva obbligatoriamente rinviare il processo ad altra data. Inoltre, ove la stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri attestava che l’impedimento era continuativo (massimo sei mesi) e correlato sempre allo svolgimento delle funzioni di Governo, il Giudice doveva rinviare il processo ad una udienza successiva attendendo, in ogni caso, la fine dell’impedimento (comma 4).
A modifica del testo originario come licenziato dalle Camere è intervenuta la Corte Costituzionale con sentenza n. 23/2010 la quale ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 1 comma 3 della suddetta legge nella parte in cui non prevede che il giudice valuti in concreto, a norma dell'art. 420-ter, comma 1 c.p.p., l'impedimento addotto, riattribuendo in tal modo al Giudice ai fini del rinvio dell'udienza, ogni valutazione in concreto in ordine alla sussistenza in fatto dell'impedimento nonché, al carattere assoluto e attuale dello stesso come attività essenziale di Governo. Inoltre la Corte ha dichiarato l’incostituzionalità del comma 4 del medesimo articolo essendo tale disposizione derogatoria al regime processuale comune, introducendo una prerogativa in favore del titolare della carica, in contrasto con gli artt. 3 (tutti i cittadini sono eguali dinanzi alla legge) e 138 Cost. (revisione della Costituzione).
Quindi i cittadini saranno chiamati ad esprimersi in merito alla legge n.51/2011 come risultante dall’intervento della Corte Costituzionale e quindi ad abrogare o meno, la norma che considera causa di legittimo impedimento (come richiamato dal suddetto art. 420 ter c.p.p.) le attività coessenziali alle funzioni di Governo e che permette al Presidente del Consiglio e i Ministri, in veste di imputati in processo penale, di avanzare al Giudice una richiesta di spostamento dell’udienza qualora gli stessi siano impossibilitati a presenziare perché impegnati, come membri del Governo, nell’espletamento di attività fondamentali.
Se il cittadino voterà “SI” protenderà per l’abrogazione di tale norma; se voterà “NO” opterà per la permanenza dell’attuale legge.
REFERENDUM 12-13 GIUGNO: QUESITO 3 NUCLEARE
INDIPENDENZA ENERGETICA
Viene detto che il programma nucleare riduce la dipendenza dalle fonti di approvvigionamento
Risposta: l’energia nucleare serve per produrre elettricità. L’elettricità rappresenta circa il 30% dei consumi di energia, il restante 70% è un consumo di energia per il trasporto e il riscaldamento. L’energia elettrica viene richiesta diversamente nel tempo: solo un 30% della potenza elettrica installata viene richiesto tutto l’anno, potenze elettriche maggiori sono richieste in tempi via via più ridotti. I reattori nucleari devono funzionare al massimo e produrre energia per il maggior numero di ore possibile in un anno. Pertanto essi possono coprire solo la richiesta di quel 30% di potenza installata, contribuendo circa ad un 10% della domanda totale, mentre il 90% dell’energia dovrà comunque essere prodotto da altre fonti. La dipendenza delle fonti di approvvigionamento dall’estero viene mantenuta, anzi aumentata dalla dipendenza dalla tecnologia nucleare e dalla dipendenza per l’approvvigionamento di Uranio.
COSTI RIDOTTI
Viene detto che la produzione di energia nucleare ci permette di ridurre i costi dell’energia.
Risposta: L’installazione di reattori nucleari richiede l’impiego di enormi capitali finanziari per la preparazione dei siti, l’implicazione sulla viabilità, l’installazione dell’impianto. La fase temporale durante la quale si investono capitali, senza produrre energia, è stimata all’incirca in 7 anni. Durante tale periodo l’erogazione di tali capitali, in un mercato che presenta una grave scarsità di risorse finanziarie, costituirà un freno ad altri investimenti. L’effetto di tale freno non viene mai tenuto in conto nel costo dell’energia prodotta.
Nei costi, inoltre non viene mai incluso il trattamento dei rifiuti radioattivi, né il costo di smantellamento dell’impianto a fine-vita . Ad un paese come l’Italia, che non è capace di gestire la “monnezza di Napoli”, non si può affidare serenamente la gestione del ciclo di combustibile, dagli elementi “spenti”, che vanno tenuti in vasca, al ritrattamento degli stessi, (da fare in Francia?), alla vetrificazione e allo stoccaggio finale dei rifiuti radio--attivi.
Per quello che riguarda lo smantellamento dell’impianto nucleare a fine-vita, non esiste , ripeto non esiste al mondo nessun reattore che sia stato smantellato, una volta raggiunta la fine della produzione. I costi quindi di questa operazione non si conoscono e vengono a bella posta ignorati.
SICUREZZA DEGLI IMPIANTI
Viene detto che gli impianti sono ragionevolmente sicuri.
Risposta: Che significa? Significa che magari l’involucro può reggere un terremoto di 7 nella scala Richter, ma se il terremoto è 7.5 ? O se un terrorista lancia un jet di linea contro l’involucro? Sono tenute in conto queste eventualità e quali costi comporta l’aumento di sicurezza? In Italia ci sono quattro Regioni controllate dalle mafie; la presenza di reattori costituirà sicuramente un grosso incentivo a ricatti e condizionamenti. Si andrà verso uno stato di polizia?
Viene detto che ci sono già impianti nucleari alle frontiere
Risposta: Chernobyl insegna che la distanza e la presenza delle Alpi costituiscono un gran filtro.
Nell’incidente di Chernobyl, ci siamo presi in Italia una dose inalata relativamente bassa, in quanto la nube radio-attiva era stata diluita dalla distanza tramite la dispersione in atmosfera e dalle piogge (1-2 Bequerel /m3). Ben più elevata è stata la dose inalata dalle popolazioni di Ucraina, Bielorussia e Polonia (vedi l’Atlante nella biblioteca di Monte San Vito), e la dose per alimentazione che anche noi abbiamo assorbito tramite la pasta prodotta con il grano di quei territori.
REFERENDUM 12-13 GIUGNO: QUESITO 1 E 2 ACQUA
Domenica 12 e Lunedì 13 Giugno: queste le date stabilite per il Referendum che −tra i quesiti proposti (4 in totale)− ne include due riguardanti il futuro del servizio idrico integrato. Precisiamo sin da subito che entrambi i quesiti (ma la stessa cosa vale anche per i due restanti) hanno carattere abrogativo. Questo significa che si andrà a votare per dire SI oppure NO all’eliminazione di determinati articoli di Legge. Pertanto, ricordiamo che laddove si voglia dire NO alla permanenza delle normative chiamate in causa dal Referendum e ad oggi in vigore, occorre votare SI. Per contro, chi volesse lasciarle immutate, dovrà votare NO. Può sembrare un poco contradditorio, eppure è proprio così. Ma perché due quesiti in tema di acqua pubblica? E soprattutto, perché si vota?
Cominciamo col primo, che riguarda le modalità di affidamento/gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, e che recita testualmente: “Volete voi che sia abrogato l’art. 23/bis del Decreto Legge del 25 Giugno 2008, n. 112 [..], convertito, con modificazioni, dalla Legge 6 Agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della Legge 23 Luglio 2009, n. 99 [..], e dall’art. 15 del Decreto Legge 25 Settembre 2009, n. 135 [..], convertito, con modificazioni, dalla Legge 20 Novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte Costituzionale?”. Con questa domanda i cittadini sono chiamati ad esprimere il proprio parere circa il fatto che l’affidamento della gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica avvenga –in via ordinaria− a favore di imprenditori o di società individuate mediante procedure ad evidenza pubblica, nonché −in alternativa− a favore di società a partecipazione mista pubblico/privata, con la condizione che il peso del capitale privato non sia inferiore al 40% (il che, infatti, è quanto previsto dal cosiddetto decreto Ronchi, ovvero dall’articolo 23/bis di cui sopra).
Il secondo quesito, invece, riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato, e propone l’abrogazione di una parte dell’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152 del 3 Aprile del 2006. Volete voi che sia abrogato l’art. 154, comma 1, del Decreto Legislativo 152 del 3 Aprile 2006 “Norme in materia ambientale” limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza del capitale investito”? A questa domanda risponderà SI chi non vuole che ci sia profitto d’impresa nell’erogazione dell’acqua potabile, mentre risponderà NO chi è a favore della norma attuale, che per l’appunto ammette questo guadagno.
Affidamento a imprese private, dismissione delle gestioni cosiddette “in house” : la Legge attualmente in vigore punta a immettere sul mercato 64 ATO su 92 (Ambito Territoriale Ottimale Ciclo Idrico Integrato), ovvero gli ATO che non hanno ancora provveduto all’affidamento del servizio idrico o ne hanno già ceduto la gestione a società con totale capitale pubblico. I sostenitori del SI (con riferimento a entrambi i quesiti) rimarcano il valore dell’acqua pubblica quale bene demaniale a disposizione di tutti i cittadini, e sulla base di ciò puntano il dito contro una gestione del servizio che si fa sempre più privata. Tutto questo, a partire dal presupposto che l’interesse fisiologico delle imprese private sia quello di fare profitto, con immediate e inevitabili conseguenze sul piano delle bollette da pagare (www.acquabenecomune.org). I sostenitori del NO, d’altro canto, rimarcano la separazione dei concetti di proprietà e gestione: da una parte il fatto che l’acqua, come tale, non possa essere oggetto di proprietà, dall’altra, invece, la convinzione che la gestione a carattere privato possa garantire maggiore efficacia/economicità. Chi sostiene la campagna referendaria replica contestando la possibilità stessa che vi sia un profitto garantito sulla tariffa del servizio, nonché, di conseguenza, un aumento del costo complessivo delle bollette: circa un 7% in più, come da calcolo ottenuto con metodo normalizzato, ovvero includendo nella tariffa sia la remunerazione del capitale investito, sia i cosiddetti costi standard (costi operativi e ammortamento degli investimenti). Il tutto, secondo una remunerazione ottenuta moltiplicando la previsione del totale (medio) investito per un tasso del 7% (al lordo delle imposte), e da considerarsi quale valore strutturalmente mobile, dacché legato al crescere degli investimenti effettuati. Un valore non qualificabile come profitto a detta dei sostenitori del NO, fiduciosi che con la gestione privata non vi sarà alcun tipo di extra-guadagno ingiustificato (cosa che accadrebbe −a loro avviso− solo con un quid di remunerazione eccessivo, che superi la copertura del rischio di impresa).
Quanto alle normative comunitarie, i promotori del Referendum tengono a ribadire che non esiste alcun obbligo in ordine alla liberalizzazione del servizio idrico: entro i confini dell’Unione Europea non v’è nessuna legge che comporti il passaggio dal pubblico al privato. Piuttosto, aggiungono, ci sono esperienze fallimentari maturate proprio in campo privato, tali da motivare un immediato e sintomatico ritorno al pubblico, come accaduto a Parigi (www.remunicipalisation.it). Il NO al Referendum, invece, parte dal presupposto che i criteri regolativi di mercato, laddove introdotti, vadano a correggere proprio il deficit qualitativo del servizio pubblico (giudicato scadente e poco economico), nella convinzione che non possa essere l’ente locale a decidere in ordine alle modalità di gestione del servizio idrico (il che è quanto accadeva prima del decreto Ronchi): in base alla prospettiva del NO, infatti, con la gestione pubblica non vi sarebbero condizioni favorevoli alla partecipazione di privati, anche quando questa sarebbe teoricamente possibile.
Queste, in sintesi, le argomentazioni a sostegno delle diverse posizioni di voto. Metterle a confronto può non essere agevole (soprattutto nello spazio di un articolo come questo), ma di sicuro è utile, anche per quanti hanno le idee già ben chiare. L’importanza del tema è tale per cui ogni occasione di informazione e/o approfondimento deve essere colta, senza mai dimenticare l’invito a recarsi alle urne: votare è un diritto/dovere civico imprescindibile, e il Referendum –giova ricordarlo− è uno strumento irrinunciabile di democrazia diretta. Da ultimo, e al di là delle diverse posizioni maturate nel dibattito sul tema, vogliamo ricordare che l’acqua è in tutto e per tutto un bene comune, un diritto fondamentale a carattere universale: pertanto, riteniamo che come tale debba essere garantita. Oggi…..domani, e ovunque. Ciò detto, vogliamo sottolineare ancora una volta l’importanza del Referendum, nonché la chance di votare SI per la difesa di questo nostro diritto.
