INDIPENDENZA ENERGETICA
Viene detto che il programma nucleare riduce la dipendenza dalle fonti di approvvigionamento
Risposta: l’energia nucleare serve per produrre elettricità. L’elettricità rappresenta circa il 30% dei consumi di energia, il restante 70% è un consumo di energia per il trasporto e il riscaldamento. L’energia elettrica viene richiesta diversamente nel tempo: solo un 30% della potenza elettrica installata viene richiesto tutto l’anno, potenze elettriche maggiori sono richieste in tempi via via più ridotti. I reattori nucleari devono funzionare al massimo e produrre energia per il maggior numero di ore possibile in un anno. Pertanto essi possono coprire solo la richiesta di quel 30% di potenza installata, contribuendo circa ad un 10% della domanda totale, mentre il 90% dell’energia dovrà comunque essere prodotto da altre fonti. La dipendenza delle fonti di approvvigionamento dall’estero viene mantenuta, anzi aumentata dalla dipendenza dalla tecnologia nucleare e dalla dipendenza per l’approvvigionamento di Uranio.
COSTI RIDOTTI
Viene detto che la produzione di energia nucleare ci permette di ridurre i costi dell’energia.
Risposta: L’installazione di reattori nucleari richiede l’impiego di enormi capitali finanziari per la preparazione dei siti, l’implicazione sulla viabilità, l’installazione dell’impianto. La fase temporale durante la quale si investono capitali, senza produrre energia, è stimata all’incirca in 7 anni. Durante tale periodo l’erogazione di tali capitali, in un mercato che presenta una grave scarsità di risorse finanziarie, costituirà un freno ad altri investimenti. L’effetto di tale freno non viene mai tenuto in conto nel costo dell’energia prodotta.
Nei costi, inoltre non viene mai incluso il trattamento dei rifiuti radioattivi, né il costo di smantellamento dell’impianto a fine-vita . Ad un paese come l’Italia, che non è capace di gestire la “monnezza di Napoli”, non si può affidare serenamente la gestione del ciclo di combustibile, dagli elementi “spenti”, che vanno tenuti in vasca, al ritrattamento degli stessi, (da fare in Francia?), alla vetrificazione e allo stoccaggio finale dei rifiuti radio--attivi.
Per quello che riguarda lo smantellamento dell’impianto nucleare a fine-vita, non esiste , ripeto non esiste al mondo nessun reattore che sia stato smantellato, una volta raggiunta la fine della produzione. I costi quindi di questa operazione non si conoscono e vengono a bella posta ignorati.
SICUREZZA DEGLI IMPIANTI
Viene detto che gli impianti sono ragionevolmente sicuri.
Risposta: Che significa? Significa che magari l’involucro può reggere un terremoto di 7 nella scala Richter, ma se il terremoto è 7.5 ? O se un terrorista lancia un jet di linea contro l’involucro? Sono tenute in conto queste eventualità e quali costi comporta l’aumento di sicurezza? In Italia ci sono quattro Regioni controllate dalle mafie; la presenza di reattori costituirà sicuramente un grosso incentivo a ricatti e condizionamenti. Si andrà verso uno stato di polizia?
Viene detto che ci sono già impianti nucleari alle frontiere
Risposta: Chernobyl insegna che la distanza e la presenza delle Alpi costituiscono un gran filtro.
Nell’incidente di Chernobyl, ci siamo presi in Italia una dose inalata relativamente bassa, in quanto la nube radio-attiva era stata diluita dalla distanza tramite la dispersione in atmosfera e dalle piogge (1-2 Bequerel /m3). Ben più elevata è stata la dose inalata dalle popolazioni di Ucraina, Bielorussia e Polonia (vedi l’Atlante nella biblioteca di Monte San Vito), e la dose per alimentazione che anche noi abbiamo assorbito tramite la pasta prodotta con il grano di quei territori.

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