C’è in ballo la più profonda ridefinizione di tutta la nostra rete regionale di assistenza sanitaria. Ecco perché tanto rumore attorno alla sempre più nota determina 240 emessa il 28 Marzo u.s. dall’ASUR/Marche. Questa determina, infatti, contiene tutta una serie di provvedimenti che incidono fortemente sull’offerta complessiva (quali/quantitativa) dei servizi sanitari, con un intervento particolarmente significativo operato sul nostro sistema territoriale di soccorso (intervento nr.7; rete dell’emergenza/urgenza).
Di qui, la preoccupazione crescente per il rischio di una grave penalizzazione dei servizi esistenti, poiché la determina prevede sia la riorganizzazione dei punti di primo intervento (PPI), sia la ridefinizione della rete del Pronto Soccorso, nonché una ricollocazione dei Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (DEA).
L’obiettivo sarebbe quello di ottimizzare l’economia produttiva del comparto sanitario della Regione Marche,
allo scopo di razionalizzarne la spesa. Il problema, però, è quello del mantenimento dei livelli qualitativi delle prestazioni erogate. Sì, perché dietro alla parola “riorganizzazione” c’è il taglio (o comunque il declassamento) di molte POTES (Postazioni Territoriali di Emergenza Sanitaria), nonché l’eliminazione/ riduzione di molti punti di primo intervento (i predetti PPI, ovvero le strutture sanitarie dove si effettua sia il “primo intervento medico” in caso di problemi minori, sia la stabilizzazione dei pazienti in fase critica).
Stando alla determina dell’ASUR, la situazione attuale –che vede 14 PPI nei piccoli ospedali, nonché 16 punti di Pronto Soccorso− cambierebbe in un quadro futuro composto da soli 7 PPI.
Tra i punti di primo intervento soppressi, anche il vicino PPI di Chiaravalle (stessa sorte, del resto, anche per i
punti di Cingoli, Sant’Elpidio e Matelica).
Diversi, inoltre, i casi di PPI ridotti a mero trattamento delle patologie più lievi (Pergola, Cagli, Fossombrone e Sassocorvaro). C’è anche il dimezzamento del PPI di Loreto (limitato ad un tempo di 12 h). Quanto alle POTES, va detto che queste diminuiscono di 2 unità:
la situazione attuale ne conta 39 (di cui 7 infermieristiche), mentre quella futura verrà a comprenderne 37 (di cui 10 infermieristiche). Ad essere cancellate sono le POTES di Falconara Marittima e di Sassoferrato. A rischio anche l’automedica di Fabriano, mentre Arcevia manterrà la sua POTES, ma solo con la presenza di un infermiere (dunque senza la figura del medico).
Estremamente pesante anche l’intervento nr. 6 di cui alla stessa determina 240 dell’ASUR: qui si tratta della rete ospedaliera, e in modo particolare degli ospedali dell’entroterra marchigiano, convertiti in “case della salute” (cioè semplici poli-ambulatori e nulla più). Per Cagli e Fossombrone ci sarà la chiusura
dei reparti di medicina e chirurgia, trasformati in lungo-degenza. A Pergola si resterà con la sola “chirurgia di ciclo breve” (per un tempo di ricovero circoscritto a soli 5 giorni, con appena 10 posti letto). Quanto a Chiaravalle, i posti letto di Medicina Interna verranno “rimodulati” in Lungodegenza, con la
soppressione di 11 posti letto di chirurgia DS (trasformazione in chirurgia ambulatoriale).
Il PPI chiaravallese, una volta soppresso, farà spazio ad una POTES infermieristica, mentre il Laboratorio verrà trasformato in un punto prelievo. Ad essere toccata è anche l’ambulanza dell’Avis di Montemarciano, visto che si tratta di un servizio a rischio di dimezzamento (operatività ridotta a sole 12 ore al giorno, oppure limitata a determinati periodi/giorni dell’anno).
Tutti esempi di un cosiddetto “riordino” che colpisce davvero pesantemente l’intera rete regionale di assistenza/ emergenza, assestando un colpo durissimo proprio alla provincia di Ancona (indubbiamente tra le più penalizzate).


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